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Se i succhi gastrici anglofoni bramano pasta al dente "made in Italy", le ghiandole sudorifere del vero clubber italiano anelano sound albionico. Il Regno Unito, e in particolare Londra, ha visto la nascita di quei suoni futuristici accozzati fra loro - tanto potenti quanto caustici e radiogeni (ovviamente se ascoltati con un impianto degno) -, che ricadono sotto la denominazione ormai tentacolare di dubstep. Nuova appendice di questo genere è la wonky techno di Mr. Neil Landstrumm, che dall’ammiraglia Planet Mu arriva al Rocket armato di laptop e marchingegni vari. Con i suoi soci Cristian Vogel e Si Begg, Neil è intenzionato a “liberare la techno dalla schiavitù della cassa in quattro”. Così frulla flavour techno Detroit con innesti reggae, acidume anni 90, breakbeat e bassi marmorei, prerogative della “nu school” dubstep. Il risultato è un giocoso eccidio sul dancefloor, provate l’ultimo “Lord for £39” per credere. L'idea di farci domare, corpo e sudore, dalle cavalcate emo-troniche di "The Coconut Kestrel", è a dir poco esaltante. Gustandoci il live di Neil direi che Londra e i suoi temibili maccheroni al ketchup possono decisamente aspettare.
articolo di Andrea Pagano
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